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Psicologa e psicoterapeuta

Dott.ssa Valeria Pozzi

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Oltre la diagnosi: prendersi cura della persona con Disturbi Specifici dell’Apprendimento

Oltre la diagnosi: prendersi cura della persona con Disturbi Specifici dell’Apprendimento

Ricevere una diagnosi di Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA) rappresenta spesso un momento delicato, carico di emozioni e significati, non solo per il bambino o il ragazzo, ma anche per la famiglia. La diagnosi può finalmente dare un nome a difficoltà presenti da tempo, offrendo spiegazioni e aprendo nuove possibilità di comprensione. Tuttavia, la diagnosi non può e non deve rappresentare un punto di arrivo, ma piuttosto l’inizio di un percorso di presa in carico più ampio e articolato.

I DSA riguardano specifiche abilità di lettura, scrittura e calcolo e si presentano in persone con un funzionamento cognitivo generale nella norma. Non definiscono l’intelligenza, il valore o le potenzialità di chi ne è coinvolto. Eppure, l’esperienza scolastica associata a queste difficoltà può diventare, nel tempo, fonte di frustrazione, senso di inadeguatezza e sofferenza emotiva.

Perché non basta una diagnosi

Il percorso diagnostico tradizionale si concentra principalmente sulla valutazione delle abilità strumentali e sul funzionamento cognitivo. Questo passaggio è fondamentale, anche per l’accesso alle tutele previste dalla normativa scolastica. Tuttavia, limitarsi alla sola etichetta diagnostica rischia di trascurare aspetti altrettanto importanti, come il vissuto emotivo, la motivazione allo studio, l’immagine di sé, il benessere psicologico e il contesto relazionale in cui il bambino o il ragazzo cresce.

Molti studenti con DSA, soprattutto se non adeguatamente supportati, sviluppano nel tempo convinzioni negative su di sé (“non sono capace”, “sono diverso”, “tanto non ce la far ”), che possono favorire evitamento, disimpegno scolastico, ansia, bassa autostima e, nei casi più complessi, sintomi depressivi o comportamentali. In questi casi, il rischio è che il disturbo dell’apprendimento venga vissuto come un limite identitario, piuttosto che come una caratteristica con cui imparare a convivere e lavorare.

La presa in carico: uno sguardo globale sulla persona

Una presa in carico efficace nei DSA richiede uno sguardo ampio e integrato, che tenga conto non solo delle difficoltà, ma anche delle risorse, dei punti di forza e dei bisogni specifici della persona. Questo significa ampliare l’assessment includendo aspetti emotivo-motivazionali, metacognitivi e socio-relazionali, e costruire interventi personalizzati che vadano oltre il potenziamento delle abilità strumentali.

Accompagnare uno studente con DSA significa lavorare anche su:

  • la consapevolezza del proprio funzionamento,
  • la riformulazione dell’immagine di sé,
  • lo sviluppo di un metodo di studio efficace e sostenibile,
  • la scelta e l’utilizzo consapevole degli strumenti compensativi,
  • la gestione dell’ansia e delle emozioni legate alla performance scolastica,
  • il rafforzamento della motivazione e dell’autoefficacia.

Fondamentale è inoltre il coinvolgimento della famiglia e della scuola, affinché il ragazzo si senta sostenuto all’interno di una rete coerente e collaborativa.

Tutelare la persona, non solo l’apprendimento

Andare oltre la diagnosi significa, in definitiva, tutelare la persona nella sua globalità, riconoscendo che il benessere psicologico è una componente essenziale del percorso di crescita e di apprendimento. Un intervento tempestivo e mirato può ridurre il rischio di conseguenze secondarie sul piano emotivo e sociale, favorendo un rapporto più sereno con la scuola e con se stessi.

I DSA non definiscono ciò che una persona può o non può diventare. Con una presa in carico adeguata, è possibile trasformare la difficoltà in un’esperienza di maggiore consapevolezza, costruendo percorsi che valorizzino le potenzialità individuali e promuovano nel tempo autonomia, fiducia e benessere.


Valeria Pozzi
Psicologa e Psicoterapeuta

Dott.ssa Francesca Farina

Psicologa a Lissone - MB
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